Gruppo Ostetrici Associati Laziali. Un nome che è anche un obiettivo: si raggiunge stando in rete.

Il gruppo

Chi siamo

Un gruppo, non un'associazione

Il GOAL non ha uno statuto. Non ha un bilancio, non ha cariche elettive, non ha quote di iscrizione, non ha personalità giuridica. Ha un coordinatore, che attualmente è Antonio Lanzone — il primo ad aver proposto questa iniziativa — e che ci rappresenta. Per il resto è quello che sembra: professionisti dell'ostetricia e della ginecologia del Lazio che si parlano fra loro dei problemi e dei dubbi che scaturiscono dall'esercizio della nostra variegata e complessa disciplina.

Ci sono quasi tutti i responsabili delle strutture — dai Centri Nascita di primo e secondo livello alla rete dei consultori e del territorio. Ci sono quelli che responsabili sono stati e non lo sono più, e che comunque vogliono condividere il senso della loro esperienza. Ma soprattutto c'è, e può entrarvi, chiunque nella nostra regione abbia qualcosa da dire per migliorare l'assistenza, o soltanto voglia essere partecipe delle discussioni scientifiche che si fanno.

Quello che è significativo è che non si entra per la posizione che si occupa, ma perché si vuole mettere in comune la propria esperienza clinica. E, si badi bene, questa non è una fase transitoria in attesa di strutturarsi: questa formula libera e aperta è il motivo per cui il Gruppo ha funzionato, ed è quindi quella che vuole mantenersi. La leggerezza è stata la forza.

Non si entra per la posizione che si occupa, ma perché si vuole mettere in comune la propria esperienza clinica.

La leggerezza è stata la forza.

Un gruppo che non chiede adesione formale non toglie niente a nessuno. E nessuno, per entrare, ha dovuto difendere una posizione o cederne una: non si è mai posto il problema di chi rappresenta chi, e di conseguenza non si sono mai attivati gli anticorpi che ogni nuova struttura potrebbe far scattare in un sistema già affollato di sigle.

Così la procedura di ingresso si è ridotta a un gesto semplice: chiedere di aggiungere il proprio nome alla chat e alla mailing list. Nessuna approvazione, nessun voto, nessun quorum. Chi voleva entrare, e chi vuole entrare — soprattutto se aveva o ha qualcosa da dire, o soltanto vuole ascoltare — può farlo sapendo di avere ascolto dai suoi colleghi.

È così che il Gruppo è cresciuto: per fiducia accumulata invece che per iscrizioni raccolte. È una crescita più lenta, ma non si sgonfia.

Quello che abbiamo fatto

Durante il COVID ci siamo confrontati settimana per settimana, e questo ha permesso una sorta di autogestione concordata, spesso di rapido aiuto rispetto alle criticità cliniche e organizzative che si presentavano via via. Naturalmente in accordo con gli uffici regionali, ma partendo da una comune volontà di reciproco aiuto.

Abbiamo interloquito con la Regione sui nodi del percorso nascita, portando al tavolo le competenze cliniche di chi lavora in prima linea.

Confrontandoci abbiamo prodotto documenti scientifici. Uno di questi è risultato così probante da portare l'AIFA a correggere le indicazioni terapeutiche del misoprostolo, farmaco di larghissimo uso in ostetricia. Ne siamo molto orgogliosi: un semplice gruppo di lavoro, senza alcuna caratterizzazione giuridica o di società scientifica, ha ottenuto la modifica di una scheda tecnica nazionale.

Abbiamo condotto numerose consultazioni tra i colleghi — sull'induzione del travaglio, sulla febbre in travaglio, sull'anemia in gravidanza — o anche soltanto per capire, prima di suggerire come ci si dovrebbe comportare nei reparti, quale sia la realtà dei nostri comportamenti. Insomma, abbiamo cercato di valutare tutte le nostre realtà senza filtri e senza racconti deformanti. In aggiunta abbiamo organizzato due convegni.

Ma il risultato che conta di più non sta nell'elenco, pur pregevole, delle iniziative intraprese: sta nell'aver reso possibile una sorta di mutuo soccorso. In una regione dove i punti nascita competono per volumi e per sopravvivenza, colleghi di strutture diverse hanno smesso di guardarsi con sospetto e hanno cominciato a telefonarsi prima di prendere una decisione difficile. Il patrimonio del GOAL, oltre ai documenti e alle condivisioni scientifiche, sono i rapporti umani che sono emersi e si sono confermati nella loro validità.

L'utilità di essere un Gruppo attivo

Le consultazioni hanno mostrato una cosa che tutti sospettavamo e che nessuno aveva mai misurato: davanti alla stessa paziente, con gli stessi dati, si fanno cose molto diverse a seconda di dove si lavora.

Non perché qualcuno sbagli, bensì perché la linea guida dice cosa è giusto in generale, mentre chi sta al letto della paziente deve decidere cosa fare in quel momento, con quella paziente, in quel reparto, con i farmaci e le risorse strumentali e strutturali di cui dispone.

Da qui l'obiettivo ambizioso, ma raggiungibile, che ci siamo dati: definire un orientamento comune nelle situazioni che si prestano a variabilità di comportamento clinico. Non un protocollo calato dall'alto, che pochi potrebbero applicare, ma un orientamento costruito dai singoli che si trovano a lavorare in condizioni specifiche e che devono esercitare al meglio la propria attività.

Definire un orientamento comune nelle situazioni che si prestano a variabilità di comportamento clinico.

Perché i percorsi

Da ciò l'importanza dei percorsi, su cui verte questo sito: veri strumenti di supporto decisionale, assai più efficienti di una pur ampia biblioteca di PDF.

Un documento di trenta o quaranta pagine è una mappa: mostra tutto il territorio e lascia a ciascuno il compito di trovare la strada. Un percorso è un po' come un navigatore: gli si espone il caso, e lui mostra cosa prevede la raccomandazione e su cosa si fonda, tenendo conto delle risorse di cui si dispone. Poi ognuno decide, assumendosi la responsabilità della decisione, ma anche confortato da tutte le condivisioni fatte prima con il Gruppo.

E mentre un documento stampato è destinato a invecchiare, immutato anche quando la raccomandazione su cui si fondava viene superata, un percorso può essere aggiornato in tempi rapidi, con avviso a chi lo ha adottato.

Perché un sito

Finora abbiamo lavorato utilizzando una chat e una mailing list, e questo ha comportato tre limiti:

  1. Quello che il Gruppo ha discusso e deciso non è rintracciabile: nessuno può risalire a discussioni di due anni fa.
  2. Chi è arrivato dopo non può ricostruire quello che è stato discusso.
  3. Soprattutto, l'esperienza clinica del Gruppo resta invisibile a chi ne è fuori.

Il sito invece si propone di essere una piazza, dove chi non c'era può entrare, proporre un argomento, votare le priorità di lavoro, chiedere di revisionare un percorso. E anche un luogo dove quello che il Gruppo produce permane in modo chiaro e determinato, con una versione e una data.

Chi decide cosa scrivere e cosa raccomandare

In un Gruppo senza gerarchia potrebbe essere un punto critico stabilire chi decide cosa e quando. La nostra idea è di seguire il modello che ha reso possibile Wikipedia: l'autorevolezza non discende dalla posizione di ciascuno, ma si ricava dal contenuto delle proposte, argomento per argomento.

L'autorevolezza non discende dalla posizione di ciascuno, ma si ricava dal contenuto delle proposte.

In pratica significa tre cose.

Chiunque può proporre. Una correzione, un'obiezione, un dato che manca: la porta di ingresso è aperta a tutti, senza che nessuno debba prima qualificarsi.

Il referente di un argomento è chi su quell'argomento ne sa di più. Non chi ha il ruolo più alto, non chi è nel Gruppo da più tempo. Un collega giovane che esce da un percorso accademico dedicato e ha costruito lì la propria esperienza può essere il referente naturale di quel percorso, anche di fronte a colleghi che hanno trent'anni di sala parto alle spalle. Non è un atto di eccessiva stima o di generosità verso i giovani: è solo il riconoscere che ognuno può mostrare quello che sa, ed è il solo criterio che produce percorsi affidabili. La competenza su un argomento non coincide con l'anzianità, e fingere il contrario si paga sul contenuto.

Il referente lo è per quell'argomento e per quel tempo. Non è una carica, non è un titolo, non si estende ad altro. Chi è referente della febbre in travaglio non lo è dell'endometriosi, e se domani su quell'argomento arriva chi ne sa di più, il ruolo si sposta.

Come in un'enciclopedia aperta, il contrappeso all'apertura è la tracciabilità: ogni modifica lascia detto chi ha proposto cosa e perché è stata accolta, e ogni versione ha una data. La revisione è aperta a tutti, l'approvazione è di chi se ne assume la responsabilità, e tutto resta verificabile da chiunque.

Cosa non siamo e non vogliamo essere

Non siamo un organo di rappresentanza della categoria: quello è il lavoro delle società scientifiche e sindacali, di cui molti di noi fanno parte e con cui lavoriamo volentieri. Ma sono organismi diversi, spesso con strutturazioni apicali per necessità organizzative.

Non produciamo linee guida: le usiamo. Dove esistono, i percorsi le seguono e lo dichiarano. Dove quelle tacciono, e una decisione va comunque presa, la scelta è nostra ed è scritta come tale. Ma è una scelta resa autorevole dal nostro essere Gruppo.

E ovviamente non decidiamo al posto di nessuno. Nessuna delle indicazioni che si troveranno nel sito vorrà o potrà sostituire la pienezza e la specificità clinica della valutazione di ciascuno di noi sul campo, con la paziente davanti, magari a un'ora di profonda notte.

GOAL — Gruppo Ostetrici Associati Laziali

Come funzionano gli strumenti: dichiarazione di metodo

Versione 2, agosto 2026 — revisione di Giovan Battista Serra
Gruppo Ostetrici Associati Laziali